
Acufene e tiroide: cosa lega la funzione tiroidea al rumore nelle orecchie
Se hai un problema di tiroide e da un po' senti anche un fischio o un ronzio nelle orecchie, ti sarai chiesto se le due cose sono collegate.
C'è una cosa curiosa che capita ad alcune persone con l'acufene: se girano la testa, se premono su un punto del collo, se stringono i denti, il fischio cambia.

C'è una cosa curiosa che capita ad alcune persone con l'acufene: se girano la testa, se premono su un punto del collo, se stringono i denti, il fischio cambia. Si alza, si abbassa, cambia colore, per un momento sparisce quasi del tutto. Non è suggestione. È un fenomeno che i ricercatori conoscono da tempo e che ha anche un nome un po' complicato: acufene somatosensoriale.
Il nome fa più paura di quello che descrive. Vuol dire semplicemente questo: il collo, la mandibola e l'orecchio interno condividono in parte gli stessi cavi nervosi, quelli che portano informazioni al cervello su cosa sta succedendo lì intorno. In alcune persone, un problema muscolare o articolare in quella zona sembra "far rumore" anche sul canale che gestisce l'udito, e il cervello lo interpreta come un fischio o un ronzio. È come se due fili elettrici vicini si disturbassero a vicenda.
Qui i numeri vanno presi con le pinze, e infatti chi studia il fenomeno lo dice apertamente: le stime cambiano parecchio da uno studio all'altro. Una parte consistente di chi ha l'acufene, se ci si mette a cercare bene, riesce a modificarlo un po' muovendo il collo o la mandibola: è un gruppo piuttosto ampio. Molto più piccola è invece la quota di persone a cui si può davvero attribuire questa etichetta specifica, dopo una valutazione accurata. Le due cose, modulare l'acufene muovendosi e avere la diagnosi vera e propria, non sono la stessa cosa, ed è uno degli errori più comuni in cui si può cadere leggendo in giro.
Chi ha questa forma di acufene ha spesso un udito ancora abbastanza buono, e tende a essere più spesso donna, più giovane della media. Sono osservazioni ricorrenti nella ricerca, non regole fisse.
Non esiste un esame che dica in modo netto "è questo". Un gruppo di specialisti che si occupa di acufene si è messo d'accordo, confrontando esperienze cliniche, su alcuni segnali da guardare insieme: dolore al collo che va e viene insieme al fischio, un collo che si muove un po' meno del solito soprattutto girandolo, il fatto che l'acufene cambi con posture o movimenti della testa, e muscoli del collo dolenti se premuti. Nessuno di questi segnali basta da solo. È la combinazione che conta, ed è un accordo tra esperti più che un test di laboratorio.
Il segnale più conosciuto, cioè che l'acufene cambia muovendo collo o mandibola, da solo dice poco: c'è chi lo nota senza avere davvero questa forma, e chi ce l'ha senza notarlo. Va letto insieme al resto.
Vale anche la pena sapere che il problema non riguarda sempre e solo il collo: in molte persone c'entra la mandibola, o entrambe le cose insieme. Chi digrigna i denti di notte, o ha tensione all'articolazione della mascella, può riconoscersi in questo quadro tanto quanto chi ha un problema cervicale.
È la domanda più interessante, e qui la ricerca comincia a dare qualche risposta, anche se ancora parziale. In alcuni studi, un percorso di fisioterapia mirata al collo, fatto di mobilizzazioni ed esercizi per qualche settimana, ha portato un miglioramento sostanziale in oltre la metà delle persone trattate, anche se non sempre l'effetto si è mantenuto nel tempo allo stesso modo per tutti. Chi sembra rispondere meglio è chi nota chiaramente che il fischio peggiora con posture scorrette del collo, e in cui dolore cervicale e acufene vanno chiaramente di pari passo.
Per la mandibola il discorso è simile ma non identico: contano di più altri fattori, come la sensibilità dell'articolazione alla pressione, mentre il semplice fatto che l'acufene si modifichi muovendo la bocca conta meno di quanto ci si aspetterebbe.
Guardando insieme più ricerche su terapie manuali al collo e alla mandibola, il quadro che esce è incoraggiante ma ancora acerbo: si vede un miglioramento nella qualità di vita di chi convive con l'acufene, ma gli studi sono pochi e piccoli, e chi li ha condotti per primo dice che servirebbe guardare la cosa su numeri più grandi prima di essere sicuri.
Manca, a oggi, un modo standard e universalmente accettato per dire con certezza "il tuo acufene è di questo tipo". È anche per questo che le stime di quanto sia diffuso ballano così tanto da uno studio all'altro. Sull'osteopatia, in particolare, la ricerca è ancora agli inizi: c'è curiosità, ci sono studi in corso, ma non abbastanza dati solidi per dire con sicurezza quanto aiuti.
Se l'acufene che cambia con il movimento del collo si accompagna anche a mal di collo o tensione alla mandibola, vale la pena parlarne con chi si occupa di acufene, perché in questi casi lavorare su quella zona, con un fisioterapista o un professionista competente, sembra essere una strada che spesso aiuta davvero. Detto questo, se il fischio riguarda un solo orecchio, se lo senti pulsare a ritmo di battito cardiaco, o se insieme all'acufene noti un calo dell'udito arrivato all'improvviso, conviene farsi vedere da un otorinolaringoiatra con una certa priorità: sono segnali che meritano attenzione indipendentemente dal fatto che il collo o la mandibola c'entrino qualcosa.
È un acufene che cambia quando giri la testa, premi un punto del collo o stringi i denti. Succede perché collo, mandibola e orecchio interno condividono in parte le stesse vie nervose verso il cervello: un problema muscolare o articolare in quella zona può disturbare anche il canale dell'udito, e il cervello lo interpreta come un fischio.
Non esiste un esame che lo confermi in modo netto. Un gruppo di specialisti ha concordato alcuni segnali da valutare insieme: dolore al collo che va e viene con il fischio, collo meno mobile, acufene che cambia con posture o movimenti della testa e muscoli del collo dolenti alla pressione. Nessun segnale basta da solo.
No. Una parte ampia di chi ha l'acufene riesce a modificarlo muovendo collo o mandibola, ma molto più piccola è la quota a cui si può attribuire davvero questa diagnosi dopo una valutazione accurata. Modulare il fischio con il movimento e avere l'acufene somatosensoriale non sono la stessa cosa.
In alcuni studi un percorso di fisioterapia al collo, con mobilizzazioni ed esercizi per qualche settimana, ha portato un miglioramento sostanziale in oltre la metà delle persone, anche se non sempre duraturo. Rispondono meglio le persone in cui dolore cervicale e acufene vanno di pari passo. Gli studi sono ancora pochi e piccoli.
Sì, in molte persone c'entra la mandibola, da sola o insieme al collo. Chi digrigna i denti di notte o ha tensione all'articolazione della mascella può rientrare in questo quadro. Per la mandibola conta soprattutto la sensibilità dell'articolazione alla pressione, più del fatto che il fischio cambi aprendo la bocca.

Se hai un problema di tiroide e da un po' senti anche un fischio o un ronzio nelle orecchie, ti sarai chiesto se le due cose sono collegate.

Ci sono notti in cui quel fischio o quel ronzio sembra l'unica cosa rimasta sveglia insieme a te, e ti chiedi se resterà per sempre o se, con il tempo, se ne andrà.

Sono le undici di sera, sei a letto, e in quel silenzio il fischio nelle orecchie si sente più forte del solito. Ti viene naturale pensare al peggio: sta danneggiando il mio udito?